È passato quasi un anno da quando la Commissione europea ha presentato lo Scudo europeo per la democrazia, uno strumento pensato per proteggere le democrazie europee dalle manipolazioni e dalle ingerenze straniere. Gli eurodeputati, tuttavia, non sono soddisfatti della sua attuale configurazione e hanno presentato una serie di raccomandazioni.
Secondo l’eurodeputata ceca Markéta Gregorová, del Partito Pirata, appartenente al gruppo dei Verdi, il piano originario della Commissione era “privo di incisività”.
“Chiediamo, ad esempio, sanzioni più dure contro coloro che contribuiscono alle operazioni russe di disinformazione, una maggiore protezione delle elezioni e un’applicazione rigorosa delle norme europee nei confronti delle grandi piattaforme online”, ha dichiarato Gregorová.
“La democrazia europea, infatti, non è minacciata soltanto dalla Russia, ma anche dalla nostra stessa dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti e dalla Cina”, ha aggiunto.
Il Centro europeo per la resilienza democratica
Il fulcro dello Scudo dovrebbe essere il Centro europeo per la resilienza democratica, una nuova struttura operativa dal febbraio di quest’anno. Tra i suoi primi obiettivi vi è stata l’elaborazione di una guida destinata ad aiutare gli Stati membri a contrastare le ingerenze straniere.
Come ha dichiarato alla redazione di update-eu l’eurodeputata francese centrista Nathalie Loiseau (HOR | Renew), che presiede la commissione speciale del Parlamento europeo sullo Scudo europeo per la democrazia, finora, tuttavia, il Centro non ha ottenuto risultati particolarmente significativi.
Per questo gli eurodeputati chiedono di rafforzarne significativamente il ruolo. Propongono di trasformarlo in un’istituzione permanente, dotata di un proprio bilancio e di una struttura di governance alla quale partecipino rappresentanti di tutti gli Stati membri. Le sue attività sarebbero inoltre sottoposte alla supervisione del Parlamento europeo.
Secondo la loro proposta, il Centro dovrebbe riunire e coordinare gli strumenti europei già esistenti. Tra questi figurano la task force della Commissione europea sulla disinformazione e la comunicazione strategica, il sistema di allerta precoce sulle campagne di manipolazione in corso e il progetto EUvsDisinfo, che gli eurodeputati propongono di ampliare e trasformare in un’unica banca dati sulle operazioni di influenza straniere.
Rafforzare Europol e Frontex
Oltre al Centro europeo per la resilienza democratica, gli eurodeputati chiedono di rafforzare anche altre agenzie europee.
Tra queste figura Europol, il cui mandato dovrebbe essere esteso alle minacce ibride, e Frontex, che dovrebbe essere dotata degli strumenti analitici necessari per affrontare i casi in cui attori esterni utilizzino i flussi migratori come strumento di guerra ibrida, come avvenuto nel caso della Bielorussia nel 2021.
Anche la Rete europea di cooperazione elettorale (ECNE) dovrebbe essere riformata. Gli eurodeputati chiedono, in particolare, una protezione specifica per le politiche, spesso bersaglio di disinformazione sessista o di deepfake a sfondo sessuale.
Un partner chiave dell’ECNE dovrebbe essere l’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (APPF).
Proteggere la libertà di espressione
Secondo gli eurodeputati, il Centro dovrà essere un attore forte, ma non potrà affrontare da solo la minaccia.
Per questo sostengono, tra le altre iniziative, la creazione di una Rete europea di fact-checker. Ritengono inoltre fondamentale sostenere la società civile, il giornalismo indipendente e la preparazione dei cittadini ad affrontare eventuali situazioni di crisi. Sottolineano, in questo senso, la necessità di garantire finanziamenti adeguati nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale per il periodo 2028-2034.
Particolare attenzione è rivolta alla responsabilità delle piattaforme digitali, soggette al Digital Services Act (DSA), all’AI Act e ad altre normative europee in materia digitale. L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è opposta a queste norme, definendole in precedenza un tentativo di censura.
Come sottolineano però gli eurodeputati, è proprio il DSA a stabilire che le piattaforme non possano rimuovere arbitrariamente i contenuti pubblicati dagli utenti. Qualora decidano di farlo, devono infatti comunicare chiaramente alla parte interessata le ragioni della rimozione.
Gli eurodeputati osservano inoltre che le accuse di censura rivolte all’UE sono al centro di numerose campagne volte, a loro giudizio, a distogliere l’attenzione dalla repressione della libertà di espressione in Paesi come Russia, Cina e Iran. Secondo loro, la Commissione dovrebbe impegnarsi maggiormente nel contrastare e smentire affermazioni di questo tipo.
Non sono mancati i critici
I piani per rafforzare lo Scudo, tuttavia, non hanno raccolto il consenso unanime degli eurodeputati. Secondo Jaroslav Bžoch (ANO | PfE), rappresentante ceco della destra a Bruxelles, centralizzare il sostegno ai media e alla società civile non sarebbe la strada giusta.
Bžoch ha espresso riserve anche sul “controllo delle elezioni” e sul fact-checking, che a suo giudizio avrebbe già fallito in diverse occasioni. Secondo lui, la migrazione rappresenta una minaccia per i valori europei. “Vorrei vivere in una società libera, capace di pensare criticamente e istruita, ma non in un mondo orwelliano”, ha concluso.
Il connazionale Tomáš Zdechovský (KDU-ČSL | PPE), di centrodestra, ha invece sostenuto la proposta, esprimendo tuttavia una riserva sul mantenimento dell’anonimato online. Secondo lui, l’anonimato ostacola la lotta efficace contro le cosiddette troll farm in Russia e Cina.
“Perché le persone che distruggono la democrazia, che ogni giorno vengono a minacciare di morte noi e i nostri figli, dovrebbero rimanere anonime?”, ha chiesto retoricamente.
Anche il relatore delle raccomandazioni sullo Scudo europeo per la democrazia, l’eurodeputato svedese Tomas Tobé (M | PPE), ha richiamato l’attenzione sull’attività delle troll farm nell’Unione. Ha citato le elezioni presidenziali rumene del 2024, annullate dalla Corte costituzionale a causa di presunte ingerenze russe.
Secondo Tobé, attività riconducibili ad account gestiti da troll sono state rilevate anche durante la campagna elettorale in Svezia, dove la scorsa settimana si sono svolte le elezioni parlamentari.
La Russia come principale minaccia
La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha dichiarato che il voto sulla relazione non avrebbe potuto arrivare in un momento più opportuno. Gli eurodeputati hanno approvato il testo il 15 settembre, nella Giornata internazionale della democrazia. L’Europa, nel frattempo, deve affrontare attacchi ibridi sempre più intensi attribuiti alla Russia.
“L’attacco con droni vicino al confine polacco solo pochi giorni fa e le recenti incursioni nello spazio aereo europeo sono soltanto alcuni esempi che mostrano fino a che punto gli attori ostili sono disposti a spingersi”, ha dichiarato Metsola.
“Sia chiaro: la Russia rappresenta la principale minaccia alla sicurezza della nostra democrazia. Non conduce soltanto una guerra di aggressione contro l’Ucraina e non cerca soltanto di influenzare le nostre elezioni: la Russia vuole indebolire l’Europa nel suo complesso”, ha affermato Tobé.
Secondo l’eurodeputato, le prove sono visibili negli attacchi informatici, nei sabotaggi e negli attacchi alle infrastrutture critiche. La Russia, a suo dire, cerca inoltre di dividere la società europea e di alimentare confusione e sfiducia al suo interno.
Non c’è solo la Russia
Secondo gli eurodeputati, tuttavia, la Russia non è l’unico attore esterno che rappresenta una minaccia per la democrazia europea. A loro giudizio, sono attivi anche Bielorussia, Iran e Corea del Nord, e pure la Cina, che costituisce una minaccia particolarmente rilevante. Pechino, secondo gli eurodeputati, utilizza strumenti più sofisticati rispetto ad altri attori.
A questo proposito vengono citati i canali YouTube di propaganda rimossi da Google nel 2025, gli avvertimenti degli esperti di cybersicurezza relativi agli inverter per impianti fotovoltaici prodotti in Cina e il caso dell’ex eurodeputato di Alternative für Deutschland (AfD | ESN) Maximilian Krah, il cui assistente è stato condannato per spionaggio a favore della Cina.
Secondo gli eurodeputati, i principali obiettivi delle operazioni russe e cinesi sono tuttavia i Paesi candidati all’adesione all’Unione europea. Per questo, secondo il Parlamento, la portata dello Scudo dovrebbe essere estesa anche a questi Paesi.
Gli eurodeputati citano inoltre il precedente governo ungherese guidato dal partito Fidesz dell’allora primo ministro Viktor Orbán. Secondo loro, le sue azioni avrebbero ripetutamente favorito gli interessi russi. Richiamano inoltre le accuse di spionaggio all’interno delle istituzioni dell’Unione e le informazioni sul contenuto delle riunioni dell’Unione che l’allora ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó avrebbe fornito al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
Secondo il Parlamento, l’Unione dovrebbe inoltre concentrarsi maggiormente sulla cooperazione con partner extraeuropei come Taiwan, Giappone e Corea del Sud. Altrettanto importante sarebbe il rafforzamento della collaborazione con la NATO.
Spetterà ora alla Commissione europea decidere come recepire le raccomandazioni degli eurodeputati. Il commissario europeo per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori, Michael McGrath, ha dichiarato in plenaria che i lavori sullo Scudo europeo per la democrazia proseguiranno e che la Commissione terrà conto delle raccomandazioni del Parlamento europeo.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su update-eu disponibile qui.

